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A TAVOLA ERANO IN 56 TRA FIGLI, NIPOTI, BISNIPOTI E TRIS NIPOTI. l’ULTIMO E’ NATO CINQUE MESI FA

A TAVOLA ERANO IN 56 TRA FIGLI, NIPOTI, BISNIPOTI E TRIS NIPOTI. l’ULTIMO E’ NATO CINQUE MESI FA.

GRANDE FESTA A PIRRI

CINQUE GENERAZIONI SI SONO RITROVATE IN UN RISPORANTE DI PIRRI PER FESTEGGIARE LA LORO CENTENARIA MAMMA E NONNA GIOVANNA VINCENZA LOI

di Ennio Porceddu

(Pirri – 13 novembre 2017) .Cento anni, un grande traguardo, costruire una famiglia di cinque generazioni, lei che ha vissuto i disastri del fascismo e la seconda guerra in piena evoluzione è riuscita a realizzare il suo sogno: diventare nonna di tris nipoti. Mia madre, nata il 10 novembre 1917, all’anagrafe Loi Giovanna, ma per tutti Vincenza, non trattiene le lacrime: oggi, alla sua festa ci sono tutti, meno la “piccolina Vale” che è costretta per motivi di lavoro a risiedere in provincia di Torino ma che presto la raggiungerà per abbracciarla. Ha tavola, per la grande festa ci siamo ritrovati in 56, molti parenti sono arrivati da Roma e Genova per festeggiarla in un pranzo storico “Sono molto felice della mia famiglia e li ringrazio con amore. Sono felice ma anche stordita dalla felicità. Ho procreato sei figli, quattro uomini e due donne: Clorinda, Ennio, Antonio, Ignazio (che mi lasciato tanti anni fa, nel 1964), Mariella, (alle anagrafe Maria Bonaria) e Claudio”. Con le moglie e i mariti c’erano 15 nipoti, 10 pronipoti e due trisnipoti, il secondo di cinque mesi.

Mio fratello Antonio, in nome di tutti ha letto uno scritto”I tuoi cento anni mamma sono un traguardo della tua vita che tutti sognano di raggiungere” e spero che qualcuno ci riesca visto che molti della mia generazione lo ha raggiunto. Penso ai miei parenti di Roma, Guspini, Cagliari, Gonnosfanadiga, Francia.

Mia madre, cugina di Nanni Loy, morto nell’agosto del 1995, ha sempre saputo conservare la sua passione per la scrittura ” Ricorda – nonostante i suoi cento anni e una mente lucida – conservo i primi quaderni della scuola e nello studio ero molto brava, mia nonna era un’insegnante di Guspini”. Altri erano avvocati e medici. Il mio bisnonno Vincenzo era un azionista delle Manifatture Tabacchi e delle miniere di Montevecchio. E poi, ricorda ancora che Giuseppe Loi era un armatore con sede a Cagliari e aveva i suoi uffici (Giuseppe Loi e Figli) nella salita di Viale Regina Margherita, angolo via Cavour. Altri abitavano in Castello, in via Santa Croce, altri ancora in Via Grazia Deledda, di fronte all’ingresso della Legione dei Carabinieri. Chi scrive, da ragazzo andava spesso a trovarli con mia madre. Allora Nanni Loi lavorava in televisione e aveva un grande successo con “Specchio segreto”.

I suoi cento anni non sono state tutti rose e fiori. Il diario della sua esistenza contiene anche pagine di grande dolore, quando nel 1964, si è spento Ignazio quando per una disattenzione è caduto da una rupe alta otto metri, ma ci sono state anche pagine belle piene di felicità di soddisfazione quando si sono laureate le nipoti Elisabetta, Valentia e alcuni giorni fa Andrea.

Tutti gli intervenuti si sono commossi nel vedere Mamma e nonna Vincenza con le lacrime per la grande partecipazione dei suoi discendenti, lei che da ragazzina aveva dovuto abbandonare, assieme alle sue sorelline (Maria, Angela, Adelaide) la sua casa di Guspini, dopo la morte di mia nonna Vittoria Tidu e andare, chi a Pimentel, chi a Roma e chi in Francia. Una separazione che mio nonno non avrebbe voluto, ma che era necessario per non abbandonare il suo lavoro.

Mia madre ha ricevuto un mazzo di cento rose rosse, una targa e dopo ha spento le candeline delle tre torte che componevano un grande numero:100. Auguri Mamma.

Dal saggio “A proposito di Aids” di Ennio Porceddu

Dal saggio “A proposito di Aids” di Ennio Porceddu

L’ANGELO DELLA MORTE

L’UOMO CHE PER PRIMO PORTO’ L’AIDS IN AMERICA

La storia dell’AIDS ha origini che risalgono all’ultimo periodo degli anni ’70. L’Uomo che per primo ha portato il “flagello del XX secolo” negli Stati Uniti si chiamava Gaetan Dugas, un giovane omosessuale canadese, alto, biondo e bellissimo che lavorava come Steward per una compagnia di bandiera del suo paese. A scoprirlo è stato un giornalista, Randy Shilt, autore di un sensazionale libro di 630 pagine sull’Aids dal titolo ” And the band played en: people, politcs and epidemic” (E la banda ha continuato a suonare: gente, politica e l’epidemia dell’Aids).

Randy scrive che la tragedia dello steward canadese iniziò nel 1977, durante una vacanza parigina. Fu lì che Gaetan diventò l’amante di un ragazzo africano. Si accorse solo dopo il primo rapporto che il giovane di colore aveva il corpo deturpato da strane piaghe di colore viola e di avere dei colpi di tosse da non poter quasi mangiare: erano i segni fatali dell’Aids (Sarcoma di Kaposi, Polmonite), ma lo steward non poteva saperlo. Anche perchè a quel tempo di Aids non si parlava ancora e solo pochissimi ricercatori avevano individuato i suoi sintomi inquietanti.

Gaetan Dugas non poteva sapere che quella avventura gli aveva lasciato nel sangue un male che non perdona.

Così il giovane tornò in America e riprese la sua normale vita di sempre. Morì nel 1984, a soli 28 anni. Ma non se ne andò solo. Infatti prima di morire aveva contagiato, per ignoranza e per incuria, più di mille uomini.

Ma come ha fatto il giornalista a scoprire l’identità dello steward? La risposta potrebbe essere semplice, ma non lo è.

Randy Shilt ci ha lavorato tenacemente per più di sei anni, ma ha avuto – come afferma nel suo libro – anche un pizzico di fortuna.

Prima di tutto ha letto centinaia di rapporti medici, scoprendo che diversi malati di Aids ricordavano di aver avuto rapporti sessuali con un giovane steward bellissimo che proveniva dalla zona francese del Canada, che parlava un inglese con accento francese:sembrava trattarsi della stessa persona, ma il gi alista stentava a crederci: i malati che affermavano di aver incontrato il giovane canadese erano davvero troppi Shilt non poteva immaginare che un solo uomo avesse avuto una vita sentimentale così movimentata.

C’era un altro particolare sconcertante che il giornalista scoprì: i malati che sostenevano di aver avuto rapporti con quel giovane provenivano tutti dalle città più distanti del Continente americano.

Alcuni lo avevano incontrato a San Francisco, altri a New York, altri ancora a Toronto.

Lo steward seppe di essere ammalato di Aids solo nel 1980, ma non rinunciò alle sue avventure e continuò a diffondere il virus.

I medici erano al corrente, ma non tentarono di fermarlo. ” Questi segni provano che ho il cancro degli omosessuali, forse capiterà anche a voi”. E poi Gaetan scoppiava a ridere, incurante della sua malattia.

Lui era sempre alla ricerca di nuove emozioni. I suoi amanti erano del tipo “usa e getta” e non duravano più di due o tre giorni.

Con grande sorpresa il giornalista scoprì che un’équipe di medici aveva già individuato il giovane canadese. Gli avevano anche dato un nome : paziente zero. Non solo: la CDC di Atlanta aveva ricostruito buona parte dei viaggi dello steward, seguendo la scia dei malati che l’uomo si era portato dietro di sé.

Voleva scoprire tutto dell’angelo della morte e la fortuna gli venne incontro mentre studiava i rapporti clinici di un professore di Brooklyn College, Rick Wellikoff, malato di Aids(anch’egli malato di Aids, uno dei primi), quando trovai un chiaro riferimento al giovane canadese.

Era il mese di settembre del 1979 quando Wellikoff si presentò presso la Clinica Universitaria di New York lamentando di avere un fastidioso eczema su tutto il corpo. Solo dopo seppe di essere affetto da Sarcoma di Kaposi, una delle forme che l’Aids può assumere quando colpisce un individuo.

Fu in quel momento che il giornalista si rammentò del giovane Gaetan Dugas, steward dell’ ARI Canada, che presentava lo stesso tipo di Eczema su tutto il corpo.

Ora il giovane che aveva diffuso attraverso i suoi patners il virus Hiv aveva finalmente un volto.

Il resto è venuto da sé. Infatti scoprì – ad esempio – che dei primi 19 casi di Aids denunciati a Los Angeles, quattro si erano accoppiati con lo steward, mentre altri quattro avevano incontrato i suoi amanti.

Ancora, la statistica epidemiologica portava ad una conclusione a dir poco agghiacciante: circa 40 dei primi casi di Aids su 248 registrati negli Stati Uniti prima dell’aprile del 1982, erano stati provocati da Gaetan Dugas.

Chi era Gaetan Dugas?

Il giovane Dugas era nato nel Québec, la capitale del Canada francese ed aveva trascorso i primi tre anni dell’infanzia in orfanotrofio, poi venne adottato da una coppia senza figli che lo aveva allevato amorevolmente.

Il ragazzo era molto socievole e tranquillo. Quando si suoi genitori adottivi si trasferirono dal Québec a Montreal, Gaetan accettò la nuova scuola ed i nuovi amici senza alcuna remora. Egli amava le nuove amicizie, ma sognava di intraprendere dei lunghi viaggi per conoscere il mondo tant’è che I genitori lo incoraggiarono a intraprendere la carriera di steward.

Il ragazzo non ci penso due volte ad iscriversi al corso per steward che superò brillantemente.

Iniziò così per il giovane Gaetan dugas una carriera professionale presso la compagnia aerea Air Canada.

Fu molto apprezzato per la serietà e professionalità sia dai colleghi che dai dirigenti della compagnia e mai, nonostante la sua ormai nota omosessualità, avevano sospettato che lo steward potesse nascondere una squallida vita sessuale fatta di centinaia di incontri nei bar e nei bagni turchi che nel giro di tre anni lo portarono ad incontrare sul proprio cammino l’Aids.

Quando per la prima volta sul suo corpo apparvero alcune ferite di colore viola che non accennavano a rimarginare, ma anzi diventavano sempre più numerose, Dugas non si allarmò più di tanto: ” non sarà questo male a fermarmi” esclamava con un’aria di sfida. Come dire che il suo corpo gli apparteneva e lo gestiva come meglio credeva.

Così gli squallidi incontri tra un viaggio e l’altro attraverso tutti i continenti, continuarono. Nel 1981 durante una visita di controllo medico confessò che la terribile malattia non aveva minimamente influito sulla sua vita sessuale, anzi continuava ad avere rapporti sessuali con uomini diversi. Egli inoltre si vantava che sarebbe potuto entrare nel libro dei guinners. Affermava senza nessuna vergogna che fin dall’età di 18 anni aveva avuto circa 250 rapporti all’anno. Un record che intendeva mantenere a tutti i costi.

Inutile i tentativi dei medici per spiegare che in questo modo non faceva altro che contribuire a diffondere l’Aids. Dugas era inflessibile e non sentiva ragioni.

Dugas non credeva che questa malattia si potesse trasmettere per via sessuale e non cambio idea nemmeno quando gli mostrarono le cartelle cliniche degli uomini che aveva contagiato: “qualcuno a contagiato me e adesso è il mio turno”. Un atteggiamento malvagio e cinico che mantenne per oltre tre anni.

In quel periodo, sembra incredibile, non mancarono gli uomini disposti a sfidare il destino pur di trascorrere una notte con Gaetan Dugas. Poi poco alla volta il suo corpo cominciò a cedere, non riusciva più a nutrirsi e perse peso e forze.

Ebbe ben quattro terribili polmoniti: il giovane che sosteneva di aver fatto sognare più di duemila e cinquecento uomini era ormai ridotto ad una larva umana.

” Dio ha voluto punirci – diceva – perchè abbiamo sbagliato troppo e non abbiamo voluto ammetterlo”.

Fin qui la storia dello steward che ha trasmesso l’Aids in America.

Il giornalista Shilt, autore del libro sulla vita di Dugas, era più che convinto che la responsabilità del “caso Gaetan Dugas” dovesse ricadere sui medici perchè lo conoscevano bene ed erano al corrente che lo steward era un potenziale assassino, ma non fecero nulla per fermarlo, anzi, con la scusa del segreto professionale gli avevano in pratica permesso di contagiare almeno un migliaio di partners occasionali.

I medici dal canto loro si giustificarono affermando che non sapevano abbastanza per poter intervenire. Secondo loro non c’è mai stato un ” angelo della morte”, c’erano invece molti altri pazienti che non avevano usato la giusta prudenza.

Una smentita sconvolgente che spiega ancora meglio come sia potuto avvenire una così rapida diffusione dell’Aids, della quale oggi si conosce tutto: epidemiologia, virus Hiv, vie di trasmissione, clinica, terapia, complicanze e misure preventive.

Dai ricordi del libro”COMPAGNI DI VIAGGIO” di Ennio Porceddu (pag. 61-64)

Miriam Sanna e i Marines

Il servizio militare mi portò a Napoli per tredici mesi, dopo aver sostato per due mesi a Palermo per il servizio CAR. Tornato a Cagliari, continuai a scrivere canzoni. Nel mese di novembre organizzai la terza edizione del concorso voci nuove “Coppa San Eusebio”. La manifestazione ebbe luogo presso il salone concerti dell’Hotel Enalc di Piazza Giovanni (ora sede dei corsi regionali).
I partecipanti furono tanti e provenivano principalmente dalla provincia di Cagliari. Tra questi c’era Miriam Sanna, Antonio Palmiotto, che, sorprendendo tutti, si classificò primo. Accompagnava i partecipanti, il gruppo cagliaritano I Marines (gruppo nato un anno prima dall’unione di due musicisti provenienti dai Five), con Sandro D’Amico alla chitarra solista e voce, Jose Caddeo alle tastiere, Sergio Molinari alla chitarra ritmica, Giorgio Carta al basso e Paolo Liggi alla batteria.
Mentre come ospiti d’onore parteciparono il maestro Armando Sciascia, direttore d’orchestra e proprietario della casa discografica Vedette Records di Milano, e il cantante isolano Vittorio Laconi, molto noto per le sue canzoni in dialetto cagliaritano.
Il concorso canoro, sorprendendo tutti, ebbe un successo inaspettato. Ne parlarono ampiamente e positivamente tutti i giornali specializzati del momento: da “Musica e Dischi” di Milano al “Gazzettino di Benevento”, da “Mondomusica” di Agrigento al “L’Aquilone”, da “Pentagramma” di Roma e al “Il Pungolo verde” sempre di Benevento. Mentre i giornali locali ignorarono l’avvenimento.
L’eco della manifestazione arrivò, attraverso i giornali internazionali specializzati, anche all’estero – ai piani alti di Radio Espagnola – tant’è che un giorno mi arrivò una lettera firmata dal direttore generale Iglesias dove chiedeva di far partecipare il figlio, Julio, (già famoso calciatore del Real Madrid e aspirante cantante) al concorso voci nuove di Cagliari. Naturalmente la candidatura non fu accolta perchè, gli spiegai, nella risposta, che la rassegna non era in grado di ospitare candidati di quella portata. Specificando inoltre, che nonostante l’eco riservato dai giornali, la manifestazione restava pur sempre nell’ambito regionale.
Alcuni anni dopo, com’è noto, il giovane cantante Julio Iglesias spiccò il volo e s’impose nelle classifiche di tutto il mondo con le sue canzoni.
Nel mese di dicembre partì per Torino, con me c’era il gruppo I Marines e la canterina Miriam Sanna che al terzo festival nazionale di Natale 1965 doveva presentare “Ti saluto Turin”, una canzonetta che avevo composto per l’occasione. Ad accompagnare Miriam c’era anche la mamma, signora Doretta Sanna.
Il viaggio verso la città piemontese fu abbastanza movimentato. Da Cagliari prendemmo il traghetto della Tirrenia per Genova. A bordo della nave, quella sera, i ragazzi del gruppo non mancarono di improvvisare un piccolo concerto con le chitarre.
La mattina, quando arrivammo al Porto di Genova trovammo, il signor Neri, un funzionario dell’Agip, un amico del padre di Miriam, signor Ferruccio, ad attenderci con la sua auto. Ci invitò a pranzo. Lui non mangiò, ma bevve solo del consumè perchè disse che la sera doveva andare a un matrimonio, e quindi, doveva tenersi leggero. La cosa ci sembrò alquanta buffa, ma riuscimmo a trattenerci dal ridere. L’amico era, insomma, quel che si dice: un genovese in tutti i sensi.
Subito dopo partimmo in treno verso Torino.
Quando arrivammo alla capitale piemontese, ci rendemmo conto che la città era avvolta dalla nebbia, piovigginava e faceva molto freddo.
Decidemmo di andare subito in albergo a depositare i bagagli e darci una rinfrescata prima di recarci al Salone Hollywood Dance dove avrebbe avuto luogo il festival.
L’albergo non era un gran che, anche se i proprietari erano molto gentili: era poco riscaldato e i letti invece delle coperte avevano spessi piumoni imbottiti di lana, e quando t’infilavi, ti riscaldavi subito.
Per il bagno dovevi uscire dalla stanza. In camera, invece, c’era un catino smaltato bianco, come quelli che si usavano in ospedale negli anni quaranta, sistemato su dei treppiedi, una brocca dello stesso materiale pieno d’acqua e un asciugamano: serviva per lavarci la mattina e non impegnare molto il bagno. Un fatto molto strano. Comunque ci adattammo, come diciamo noi sardi “ammarolla” (per forza).
La manifestazione durò tre giorni, dal 21 al 23 dicembre, e vedeva la partecipazione dell’orchestra Bevione diretto dal maestro e compositore Turi Golino. Ospite d’onore il gruppo “I Camaleonti” che avevano appena inciso la loro prima canzone “Sha-la-la-la”, un pezzo che dopo qualche tempo divenne un successo nazionale. Ricordo che il cantante del gruppo torinese, Ricky Maiocchi, nei momenti di pausa girava tra il pubblico per vendere il loro disco. Il costo, lo rammento benissimo, era di lire cinquecento la copia.
Il cantante dei Camaleonti morì alcuni anni dopo.
Durante il festival torinese, i “Marines”, oltre ad accompagnare Miriam, con la mia canzonetta, si prodigarono in alcune canzoni del loro repertorio con un certo successo.
La canzone “Ti saluto Turin”, dedicata da me, furbescamente, agli abitanti di quella splendida città, e inviata al sindaco della Città di Torino, si classificò terza.

Ti Saluto Turin

Se parlano di me,
la gente sa che sono piccola.
Se chiedono di me,
la mia risposta è questa qui.
Sono piccola, piccola così, un po’ fragile,
fragile perchè,
vengo da molto lontano,
vengo da una isoletta,
dove la gente è corretta,
ha per dote la sincerità.
Ora saluto un po’ tutti,
voi che siete sinceri,
un bel saluto a Torino,
che m’appare più bella stasera.
Ti saluto Turin,
io ti voglio un po’ ben….
ti ricordo così,
con mille luci.
(E. Porceddu).

Tra gli autori e compositori partecipanti al festival, lo voglio ricordare, perchè degno di nota, c’erano nomi da me molto conosciuti di cui alcuni collaboratori di mie canzoni: Mateicich, Prestigiacomo, Tino Ruffa, Lorenzo Gardino, Tarantino, Palma, Salvay Minetti, Fiume, Biondi, ecc.

 

UNA VOLTA “GLI INVINCIBILI”. QUANDO IL GRANDE TORINO A SUPERGA. Nella sciagura perirono 31 persone. Un grido all’unisono si levo nel cielo: “E’ morto il Toro”. di Ennio Porceddu

UNA VOLTA “GLI INVINCIBILI”. QUANDO IL GRANDE TORINO A SUPERGA.

Nella sciagura perirono 31 persone. Un grido all’unisono si levo nel cielo: “E’ morto il Toro”.

di Ennio Porceddu


Quando arrivò la notizia, ancora frammentaria tutte le redazioni dei giornali si strinse in un coro di sbigottimento. Tutti erano increduli che una grande squadra, sopranominata “Gli invincibili” fosse scomparsa. Alcuni gridarono sgomenti ” E’ morto il toro”. “E’ morto il Torino”. Altri si chiedevano: “Com’è successo?” Poi, arrivarono le conferme. Alle 17.05 lo schianto a Superga dell’aereo un trimotore I-ELCE (un G.212 della Fiat) con bordo 31 persone – 4 uomini dell’ equipaggio, 18 giocatori del Torino, 3 giornalisti, 2 dirigenti, 2 tecnici, il massaggiatore e il capocomitiva – si era schiantato sulla collina di Superga, non lontano dalla Basilica, prendendo fuoco. Nessun era sopravvissuto al terribile impatto.
Allora l’Italia si mise in lutto L’ ultima partita in Portogallo La sciagura che, in quell’uggioso e nebbioso pomeriggio del 4 maggio1949, si abbatté su un’Italia ancora contadina, pre-industriale, soprattutto tesa a ritrovare la forza di rialzarsi dopo i disastri della guerra.
L’aereo stava riportando a casa la squadra da Lisbona, dove aveva disputato un incontro amichevole con il Benfica, organizzata per aiutare, con l’incasso, il capitano della squadra lusitana Francisco Ferreira, in difficoltà economiche. Il Torino, era reduce da cinque scudetti consecutivi dalla stagione 1942-1943 alla stagione 1948-1949, e che costituiva la quasi totalità della Nazionale italiana.


Nella sciagura perirono anche i dirigenti della squadra e gli accompagnatori, l’equipaggio e tre noti giornalisti sportivi italiani: Renato Casalbore (fondatore di Tuttosport); Renato Tosatti (della Gazzetta del Popolo, padre di Giorgio Tosatti) e Luigi Cavallero (La Stampa). Il compito di identificare le salme fu affidato all’ex commissario tecnico della Nazionale Vittorio Pozzo, che aveva trapiantato quasi tutto il Torino in Nazionale.
Il trimotore Fiat G.212, con marche I-ELCE, delle Avio Linee Italiane, decollò dall’aeroporto di Lisbona alle 9:40 di mercoledì 4 maggio 1949. Comandante del velivolo era il tenente colonnello Meroni. Il volo atterrò alle 13:00 all’aeroporto di Barcellona.
Alle 14:50, finita la partita, l’I-ELCE prese il volo con destinazione l’aeroporto di Torino-Aeritalia. La rotta seguita: Cap de Creus, Tolone, Nizza, Albenga, Savona. Quando l’aereo arrivò all’altezza di Savona, virò verso nord, in direzione del capoluogo subalpino, dove si prevedeva di arrivare in una trentina di minuti. Il tempo su Torino era pessimo. Alle 16:55 l’aeroporto di Aeritalia comunicò ai piloti la situazione meteo: nubi quasi a contatto col suolo, rovesci di pioggia, forte libeccio con raffiche, visibilità orizzontale scarsissima (40 metri).
La torre chiese anche un riporto di posizione. Dopo qualche minuto di silenzio alle 16:59 arrivò la risposta: “Quota 2.000 metri. QDM su Pino, poi tagliamo su Superga”. A Pino Torinese, che si trova tra Chieri e Baldissero Torinese, a sud est di Torino, c’è una stazione radio VDF (VHF direction finder), per fornire un QDM (Rotta magnetica da assumere per dirigersi in avvicinamento a una radioassistenza) su richiesta.
Giunti sulla perpendicolare di Pino Torinese, mettendo 290 gradi di prua ci si trova allineati con la pista dell’Aeritalia, a circa nove chilometri di distanza, a 305 metri di altitudine. Poco più a nord di Pino Torinese c’è il colle di Superga con l’omonima basilica, in posizione dominante a 669 metri di altitudine. Si ipotizzò che – a causa del forte vento al traverso sinistro – l’aereo nel corso della virata potesse aver subìto una deriva verso dritta, che lo spostò dall’asse di discesa e lo allineò, invece che con la pista, con la collina di Superga; a seguito di approfondite indagini emerse la possibilità che l’altimetro si fosse bloccato sui 2000 metri e quindi indusse i piloti a credere di essere a tale quota, mentre erano a soli 600 metri dal suolo.
Alle ore 17:03 l’aereo con il Grande Torino a bordo, eseguita la virata verso sinistra, messo in volo orizzontale e allineato per prepararsi all’atterraggio, si andò invece a schiantare contro il terrapieno posteriore della basilica di Superga. Il pilota, che credeva di avere la collina di Superga alla sua destra, se lo vede invece sbucare davanti all’improvviso (velocità 180 km/h, visibilità 40 metri) e non ebbe il tempo per fare nulla. L’unica parte del velivolo che rimase parzialmente intatta era l’impennaggio.
Alle 17:05 Aeritalia Torre chiamò I-ELCE, non ottenendo alcuna risposta. Tutte le trentuno persone a bordo perirono.
Le vittime
Giocatori
Valerio Bacigalupo (25, portiere), Aldo Ballarin (27, difensore), Dino Ballarin (23, portiere), Émile Bongiorni (28, attaccante), Eusebio Castigliano (28, mediano, Rubens Fadini (21, centrocampista), Guglielmo Gabetto (33, attaccante), Ruggero Grava (27, centravanti Giuseppe Grezar (30, mediano), Ezio Loik (29, mezzala destra), Virgilio Maroso (23, terzino sinistro), Danilo Martelli (25, mediano e mezzala), Valentino Mazzola (30, attaccante e centrocampista), Romeo Menti (29, attaccante), Piero Operto (22, difensoreFranco Ossola (27, attaccante), Mario Rigamonti (26, difensore, Julius Schubert (26, mezzala).
Dirigenti :Arnaldo Agnisetta, Ippolito Civalleri, Andrea Bonaiuti (organizzatore delle trasferte della squadra granata)
Allenatori: Egri Erbstein (50), Leslie Lievesley (37), Osvaldo Cortina, massaggiatore)
Giornalisti: Renato Casalbore (58), Renato Tosatti (40), Luigi Cavallero (42)
Equipaggio: Pierluigi Meroni, Celeste D’Inca, Cesare Biancardi, Antonio Pangrazi.

LA LEGGENDA DEL PONTE DEL DIAVOLO TRA LE VALLI DI LANZO di Ennio Porceddu

 

LA LEGGENDA DEL PONTE DEL DIAVOLO 

NELLE VALLI DI LANZO

di Ennio Porceddu

(copyright ennio porceddu agosto 2017)

In una giornata magnificata dal sole, io e alcuni della mia famiglia, siamo andati nelle Valli di Lanzo a diversi km. da Torino, nelle prealpi e, su indicazione di una persona del posto, si siamo inoltrati dove si unisce il monte Basso e il monte Buriasco, in una stretta gola con le pareti a precipizio, scavate nei tempi preistorici dalla Suta, che formava un ampio lago nella piana di Germagnano.
Appena arrivati sul posto, dove pensavamo di essere gli unici turisti, ci siamo meravigliati nel vedere tanta gente, e non, in costume da bagno che prendevano il sole, o si bagnavano nelle acque del lago. La prima impressione è stata quella di trovarci in una delle meravigliose spiagge della Sardegna, tra Cala Luna e Baunei. Così, abbiamo potuto ammirare, tra il monte Basso e il monte Buriasco, il ponte di eccezionale valore architettonico e storico, di circa 37 metri di gittata, motivo ancora oggi di ammirazione e di studio è costituito da un solo arco gotico, lungo m. 65, largo m. 2,27 e alto m. 15, ha una gittata di circa m. 37 a schiena di asino.
Su questo ponte detto del “diavolo” c’è tutta una storia che si tramanda da secoli: Il 1° giugno 1378 la credenza di Lanzo radunata nella chiesa di S. Onofrio in piazza San Pietro e presieduta dall’allora Aresmino Provana delibeva la costruzione di questo ponte,imponendo per dieci anni un dazio sul vino. La storia ricorda che la spesa per edificare questo collegamento fu di 1400 fiorini. Una spesa non indifferente per quei tempi.

Il ponte del Diavolo. La leggenda
La fantasia popolare si sbizzarì a creare leggende intorno all’ardita costruzione , tanto da attribuirla al diavolo; fra i tanti ricordiamo Angelo Brofferio, Giovanni Prati e Nino Costa . C’è chi scorge , al capo del ponte presso la cappella di S. Rocco, l’impronta lasciata dallo zoccolo del maligno che, terminata l’opera l’avrebbe valicata con un solo grande passo.
Il nome del ponte deriva dalla leggenda secondo la quale fu il diavolo in persona a costruire il ponte dopo che per ben due volte ne era stato edificato uno, sempre crollata. In cambio il diavolo avrebbe preso con sé l’anima del primo a transitare sul ponte, gli abitanti del borgo di Lanzo, anziché l’anima pattuita, gli fecero trovare nel sacco , chi dice un povero cane, chi una forma di toma. Si dice che il diavolo , adirandosi , avrebbe sbattuto violentemente le sue zampe caprine sulle rocce circostanti formando le caratteristiche “Marmitte dei Giganti”. Il ponte ebbe comunque grande importanza nella storia di Lanzo e delle Valli.
Il 15 luglio 1564, essendovi grande timore di contagio, il Consiglio di Credenza della castellania dispose che fosse costruita, sulla sommità dell’arco, una porta per chiudere il ponte di Roce, nel contempo si posero guardie lungo i confini del territorio. Il 7 settembre dello stesso anno si vietò l’accesso nelle valli a chicchessia, salvo che presentasse “la bolletta del luogo di provenienza,contrassegnata dal sigillo di Lanzo”.

LA GRANDE FESTA DI S. IGNAZIO di Ennio Porceddu

LA FESTA S. IGNAZIO 2017 A LACONI
DI ENNIO PORCEDDU
Sono migliaia i pellegrini attesi a Laconi, in provincia di Oristano, per i “Festeggiamenti dedicati a Fra Ignazio“, che si svolge in questi giorno fino al 31 agosto 2017. Amatissimo in Sardegna, Fra Ignazio da Laconi apparteneva all’Ordine dei Frati Minori Cappuccini e visse per 40 anni da questuante a Cagliari in assoluta povertà. Fra Ignazio è stato proclamato Santo da Pio XII il 21 ottobre 1951. Tanti gli eventi in calendario, sia religiosi che civili. Vediamo questi ultimi oltre alla grande processione di mercoledì 31 agosto 2017.

Sant’Ignazio è il Santo sardo più venerato dell’Isola e i festeggiamenti in suo onore si tengono nel mese di agosto richiamando a Laconi oltre 70.000 visitatori. Per circa una settimana giungono in paese pellegrini da ogni parte della Sardegna e anche dall’estero, per pregare nella casa natale del Santo, chiedere o ringraziare per la Sua intercessione, e per recarsi nella chiesa parrocchiale a Lui dedicata. Oltre ai riti religiosi che si susseguono senza soluzione di continuità per circa una settimana, l’amministrazione organizza varie manifestazioni di intrattenimento, con serate musicali, avendo cura di non trascurare gli aspetti legati alle tradizione sarde e quanto altro caratterizzi la cultura Etno-Musicale della Sardegna. E’ importante sottolineare che questa festa è un volano per l’economia laconese in quanto costituisce una vetrina per le peculiarità turistiche del paese; infatti i visitatori consumano i prodotti locali, si intrattengono presso il Parco Aymerich e visitano l’ormai noto Museo delle statue Menhir. Il 30 agosto, si tiene la processione con le reliquie del Santo, provenienti dalla chiesa di Sant’Ignazio a Cagliari, a cui partecipano migliaia di fedeli, preceduti da cavalieri in costume e da numerosi gruppi folcloristici e confraternite di varie località dell’Isola. La notte è riservata alle iniziative culturali e ricreative: cantanti, cantautori, gruppi musicali, teatro, serate di folclore sardo, nazionale ed internazionale. In tante parti del paese vengono allestite mostre di pittura, scultura e fotografia, una mostra mercato dei prodotti agroalimentari ed artigianali del territorio e altre iniziative di promozione turistica, con visite guidate verso i siti archeologici più importanti.

LETTERA APERTA AL PRESIDENTE INPS BOERIO DI LORELLA PRESOTTO

Lettera aperta a Boeri: dire che i migranti ci pagano le pensioni è un insulto all’Italia

di Lorella Presotto
Egregio signor Tito Boeri
leggo la sua dichiarazione ai giornali italiani con disappunto.
L’Italia era un paese sovrano, ricco, e con una grande manifattura, spina dorsale della nostra economia.
Poi sono arrivati i trattati europei e con essi, l’atteggiamento lassista e irresponsabile dei governi degli ultimi venticinque anni.
Tutte le proprietà del demanio sono state svendute ai nemici della patria italiana, a coloro che hanno tutto l’interesse che l’Italia muoia.
Un amico, mi ha appena scritto “è dai tempi di Metternich che i governi europei guardano alla penisola italiana come ad un territorio da fruire e godere liberamente senza l’intralcio di un governo e di un popolo che su di esso accampino diritti di sovranità“.
Come può un popolo a cui è stato sottratto il diritto al lavoro e quindi il futuro mettere al mondo figli? Quale atto di irresponsabilità voi chiedereste agli italiani? Quello di mettere al mondo creature innocenti e poi affamarle?
L’Italia non ha mai avuto bisogno di nessuno, s’è sempre rialzata da sola ; ha combattuto e vinto tutti i suoi nemici con onore… ma i traditori, le serpi in seno, quelle no, quelle non si possono combattere… talmente vili da nascondersi tra le pieghe del tessuto sociale, che attaccano a tradimento , nell’ombra.
Egregio signor Boeri, non credo che lei sappia cosa significhi aver il problema di mettere insieme pranzo e cena per sè e i propri figli; non credo che lei sappia cosa significa per una madre crescere un figlio , vederlo laurearsi a pieni voti , e poi vederlo partire per un altro paese pieno di speranze , perchè qui la speranza sta morendo.
No, non credo che lei sappia quanto offensiva sia la portata delle sue dichiarazioni: “i migranti dovrebbero pagarci le pensioni” …
Le pensioni gli italiani se le sono già ampiamente pagate, col sangue e il sudore; e non solo quelle.
Gli italiani mantengono anche voi, che, in vita vostra, mai avete imparato cosa significhi “sudare e guadagnare”.
Voi che avete trovato tutto pronto , costruito sul sangue di coloro che son venuti prima. Voi che non sapete cosa sia “fare la differenza” .
Voi inutili e dannosi burocrati .
a 22:33
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SARDEGNA: PRESENZA DELLE TRADIZIONI POPOLARI di Ennio Porceddu

SARDEGNA: PRESENZA DELLE TRADIZIONI POPOLARI

di Ennio Porceddu

“Sardegna quasi un continente”, scrive Marcello Serra, nel suo libro di maggiore successo. Sardegna è un’isola prigioniera del Mediterraneo, ma contenta di esistere. Un’isola con bellissime coste, insenature, spiagge e un mare cristallino con eccezionali fondali e anfratti in una ambientazione unica. I monti e le foreste, la flora e la fauna, nonostante l’ignobile azione vandalica degli incendiari che ogni anno distruggono centinaia d’ettari di bosco, conservano, in esemplari unici, mufloni, cavallini di bassa statura (tipi della giara di Gestori), l’avvoltoio, i fenicotteri, e tante altre specie d’uccelli che si possono osservare nello stagno di Molentargiu. Dal punto di vista sociale – culturale – storico – folclorico, insieme con quello propriamente gastronomico, le tradizioni popolari dell’isola hanno origini molto profonde che si perdono nella notte dei tempi.
In Sardegna si sente maggiormente questa presenza ed ha sempre tentato di sostenerla con il diritto della continuità territoriale (sempre negata da Roma) con le altre regioni italiane.
Nonostante tutto, l’isola vive il massimo del suo splendore con le feste e le tradizioni popolari che la rendono unica al mondo.
Ogni anno, nell’isola, si svolgono centinaia di festeggiamenti in onore dei santi e vedono la partecipazione di un popolo sempre più numeroso e attento con i caratteristici costumi sardi dei paesi di provenienza.
Ogni paese dell’isola si differenzia per l’abbigliamento e la foggia, fatta eccezione per alcuni che sono analoghi sia nei colori, sia nei disegni.
Le feste sarde sono sempre religiose o pagane, in onore di santi o pseudo protettori (San Costantino, come santo non è mai esistito per la Chiesa di Roma), che richiamano migliaia di fedeli e turisti.
Con le tradizioni popolari, il turista ha scoperto i mammuthones di Mamoiada, i boes di Ottana e tante altre maschere, che si crede, appartengono solo alla Sardegna, ma che invece, ritroviamo simili in qualche paese europeo (esempio, in Germania), o addirittura in Italia, nel bellunese.
Anticamente fra le feste più importanti, predominavano quelle religiose: dell’Immacolata Concezione, della Beata Vergine Maria, della Madonna delle Grazie, del Rosario, di Santa Croce, di San Luigi, di Nostra Signora di Bonaria, di Sant’Efisio (patrono della Sardegna), ecc.
A Tergu, in provincia di Sassari si festeggiava Sant’Antonio (prediletto dai giovani), San Narcisio (degli agricoltori) San Sebastiano (dei pastori), San Vincenzo (dei pastori e degli agricoltori), SS. Trinità (dei negozianti e macellai),San Lussorio (protettore del centro Sardegna) e infine San Gavino (Portotorres ha dedicato a questo santo la propria Basilica romanica, la più imponente dell’isola, costruita intorno al XII secolo.
Altri martiri turritani sono: Proto e Gianuario.
In bambagia troviamo, molto venerato, San Francesco, Lula, (immortalato dal poeta Sebastiano Satta come “il santo dei banditi”).
A Laconi si festeggia Sant’Ignazio, il taumaturgo amato da tutti i sardi.
Le solennità, generalmente, precedono sempre la veglia (bidazolzu), che si esplicano col protrarsi della notte, in continui divertimenti nel pressi del tempio cristiano (Canti e balli, corse o palio: l’Ardia di Sedilo, La Sartiglia di Oristano, ecc.): Nei paesi barbaricini, da qualche anno si propone. “Autunno in Barbagia”.
Nel mese di ottobre i paesi barbaricini promuovono: “Autunno in Barbagia”. Belvì offre le castagne arrosto a tutti i turisti presenti.

LA SAGRA S. EFISIO 2017 di Ennio Porceddu

LA SAGRA DI S. EFISIO 2017

di Ennio Porceddu

Sono passati 361 anni da quando la municipalità cagliaritana ha invocato il martire più famoso della Sardegna perché intercedesse concretamente per salvare la città di Cagliari e il popolo sardo da quello che sembrava una maledizione, uno stato d’assedio. Poi finalmente nel 1656 la peste fu debellata. Non furono solo le preghiere ma anche le lacrime che la popolazione versò per i tanti morti che la terribile malattia che nel giro di poco tempo aveva mietuto, finalmente Cagliari riebbe la sua luce. Il vento impetuoso che la travolse, si diradò e torno il sereno.

Questo ci spiega quanto era diffusa la devozione per Sant’Efisio. Una venerazione che non è mai cessata, anzi, è aumentata con l’afflizione della peste, per poi estendersi in tutta la Sardegna. Cagliari ha sempre avuto ottimi vincoli con Sant’Efisio. La devozione a S. Efisio arriva da molto lontano. Già nel 1548, la municipalità, riconoscendosi debitrice verso il Santo, istituì una rendita per le celebrazioni di Messe nella chiesa del Santo sita nel rione Stampace Dal 1656 Cagliari avvia una processione che l’1 maggio lo porta, con sfarzo e gioia per le strade della città fino alla chiesetta di Nora, sita nella cittadina di Pula, a due passi dal mare, dove si dice che Sant’Efisio ebbe il suo martirio.
Nella processione di quest’anno sfileranno i costumi tradizionali di 120 comuni con ottantanove associazioni di devoti. Corteo a piedi, ma anche sfilata di traccas, i tipici e colorati carri trainati dai buoi. Più gli uomini a cavallo, 255, con 56 miliziani di scorta al cocchio del santo.
Il1 maggio con il passaggio del cocchio e la statua del martire guerriero protettore dell’Isola tra le migliaia di persone che invaderanno il centro storico. Ci sarà il saluto dell’alter Nos, il rappresentante del Comune (quest’anno il consigliere Fabrizio Marcello) alla ramadura con i petali che riempiranno di colori la strada percorsa dal santo. Sino al momento più emozionante, quando le sirene delle navi intoneranno a festa.
Comunque per saperne di più conviene comperare il libro “San’Efisio” di Ennio Porceddu e Augusto Maccioni, pubblicato dalla “Ilmiolibro .it”

LA DOMENICA DELLE PALME E LA SETTIMANA SANTA A CAGLIARI di Ennio Porceddu

LA DOMENICA DELLE PALME E LA SETTIMANA SANTA A CAGLIARI 

Ennio Porceddu

(08/04/2017) La Domenica delle Palme, è l’inizio della Settimana Santa che precede il giorno di Pasqua, e di domenica 16 aprile ed è anche l’ingresso di Gesù a Gerusalemme accolto da una folla festante che agitava i rami di palme e ramoscelli di olivo benedetti in segno di pace e prosperità. E’ il giorno della passione di Gesù, la stessa folla che davanti a Pilato ha preferito salvare Barabba e crocifiggere il Signore. Gli episodi dell’ingresso del Salvatore sono raccontati nei Vangeli di Giovanni, Matteo e Marco. Secondo Matteo e Marco il Messia sarebbe arrivato a Gerusalemme in groppa a un’asina.

La Domenica delle Palme da il via alla Settimana Santa che ci accompagna fina a Pasqua (Triduo pasquale) che culmina il Giovedì e il Venerdì Santo, quando in tutto il mondo cattolico ci sarà la Via Crucis.
A Cagliari, la Domenica delle Palme è celebrata nel convento dei cappuccini in Viale Fra Ignazio con la Santa Messa e la benedizione delle Palme, e nel quartiere di Villanova da due confraternite: quella del Santissimo Crocefisso della chiesa di San Giacomo e quella della Solitudine della chiesa di San Giovanni, e dall’Arciconfraternita di Stampace. Nella chiesa di San Giovanni, la priora, aiutata dalle consorelle, rimuove il lenzuolo dal Cristo, con un lungo e rigoroso rituale. Dopo, le donne si aggrappano alla statua per tutta la processione, con lo scopo di assolvere un voto. La processione ha inizio alle ore 13,00 con le consorelle della confraternita che, per l’occasione, indossano delle lunghe vesti nere in segno di lutto, le spalle sono avvolte da uno scialle, il volto è coperto da un velo e procedono lentamente verso la Cattedrale. Tutta la processione è scandita dal rullo del tamburo che segna il passo, mentre un coro di voci ripete i misteri della Passione del Signore, durante tutte le soste indispensabili per il cambio dei portatori della Croce.

Arrivata in Cattedrale, la Croce è presa in consegna dal sacrestano che a sua volta la posa sul pavimento all’interno del duomo. Alle ore 16,00, dall’Oratorio della chiesa di San Giacomo, si avvia la processione della confraternita del Santissimo Crocefisso diretto verso la chiesa di San Lucifero, dove giunge, dopo le soste di rito, nella tarda serata. Il Venerdì Santo, alle 20,00 dalla chiesa di Sant’Efisio di Stampace, esce la processione con il coro de “is cantoris” che accompagnano il Cristo adagiato su una lettiga lungo le strade del quartiere. Il sabato mattina, le due Confraternite (della Solitudine e del Crocefisso), in Cattedrale e nella Chiesa di San Lucifero, al Cristo, tolgono i chiodi e la corona di spine (su scravamentu) prima di essere adagiato sulla lettiga. La domenica, nei quartieri di stampace (Corso Vittorio Emanuele), Marina (Via Roma) e Villanova (Via Garibaldi), si svolgono le processioni de “S’incontru” tra Gesù e la Madonna. Sono tre cerimonie di grande sentimento religioso ed emozionante, molto sentite e attese dai cittadini.